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Fogra 39 scarica

Posted on Author Zulugis Posted in Rete

  1. Cosa contiene il pacchetto del test di calibrazione per la mia macchina flessografica?
  2. Profilo colore FOGRA 39
  3. Photoshop: i profili colore – pt. 3

Di profili colore per la stampa (Download profili FOGRA). Per assegnare il profilo colore Fogra 39 (o qualunque altro di cui si ha bisogno) è. Download ISO Coated V2 (ECI) Tipologia carta 1 e 2 patinata lucida e opaca, 60 L/cm, Fogra39L Download PSO Uncoated V3 (Fogra 52) Tipologia carta 5+. Norma ISO di riferimento. La norma attualmente in vigore è la ISO del , leggermente modificata nel , cioè la seguente. Bene, ora volete farmi credere che siete rimasti fermi al FOGRA39??? Potete scaricare i dati di caratterizzazione FOGRA da questa pagina.

Nome: fogra 39 scarica
Formato: Fichier D’archive
Sistemi operativi: iOS. Android. Windows XP/7/10. MacOS.
Licenza: Solo per uso personale (acquista più tardi!)
Dimensione del file: 68.88 Megabytes

Configuriamo, installiamo e consegnamo la ColorBox con le ultime tecnologie disponibili, pronta all'uso! CMS Server è un sistema di gestione del colore automatico in grado di riprodurre, su qualsiasi tipo di carta, il più fedelmente possibile i colori del documento originale. Un file in quadricromia è formato da.

Il flusso di stampa è ottenuto attraverso uno spettrofotometro automatico in linea con il server, in grado di misurare lo scostamento del colore di una macchina da stampa su ogni tipo di carta. Effettuare la calibrazione è semplicissimo.

A meno che voi non siate Davide Barranca. Quella che segue è la sua idea su cosa sia una caratterizzazione. Non è un profilo colore 2. Rappresenta la media del comportamento in termini colorimetrici dei dispositivi di stampa che rappresenta macchine a foglio, inchiostri ISO, schiacciamento del punto, ecc.

Per ogni caratterizzazione, esistono infiniti profili. Ingredienti: — gr. Profilo: TortellinoCervellati. Profilo: TortellinoCandini. Profilo: CappellettiZiaMarisa.

DeltaE medio: È chiaro che la zia Marisa usa inchiostri, eh — no, ingredienti non standard, ovvero del modenese. Et capé al cunzèt?! E vorrei farvi notare, en passant, la spaventosa varianza di Zia Marisa. Personalmente, non ho alcun dubbio: se il mio output finale è tipografico, converto le mie immagini in CMYK.

Dal mio punto di vista la domanda che viene posta è un no-brainer , come dicono gli inglesi: qualcosa a cui non vale neppure la pena di pensare per quanto ovvia è la risposta. Il vero problema è che la teoria si scontra poi con una realtà di mercato in cui le figure professionali assumono ruoli spesso sfumati, per non dire confusi: e quindi chi non dovrebbe fare prestampa, fa prestampa. Il risultato: invece di mettere le persone giuste nel posto giusto si cambia il metodo di lavoro, affidando a un sistema automatico la parte difficile del processo.

Se preferite, si toglie la responsabilità al grafico affidandola a una macchina. Mi scappa un commento istintivo: MAH…. Faccio un paragone: supponiamo che mi chiediate di post-produrre delle immagini per il vostro sito web.

Dal mio punto di vista non ha senso: devo consegnarveli in sRGB, e magari, già che ci sono, anche in formato JPEG, vista la destinazione. Posso benissimo lasciare a voi il compito di convertire e risalvare i files, ma è un rischio: se le mie immagini in Lab contenessero dei colori fuori dal gamut di sRGB, la conversione vi caricherebbe di una responsabilità non vostra.

Potreste farla franca oppure no; ma se dei problemi ci fossero potreste dare la colpa soltanto a voi stessi, in prima battuta; e, in seconda, a me — per avervi fornito dei files corretti in un certo contesto ma non adatti al vostro tipo di output. Ovvero, early binding per me.

Se quello che dovete fare è impaginare un lavoro con molte immagini poco critiche, magari di piccola dimensione, e siete certi a priori che i colori fuori gamut e altre simpatie di questo genere non causeranno problemi particolari, potete anche procedere nel modo più semplice. Per altri lavori, come una curatissima pubblicazione di moda, un catalogo di rubinetteria in cui sia assolutamente necessario mantenere il controllo della neutralità, una stampa di grande formato in cui il dettaglio sia cruciale e via dicendo, io sconsiglio caldamente di procedere in questo modo.

Nel caso che decidiate di seguire questa strada, cosa fa InDesign nel momento in cui posizionate le immagini sulla pagina? La risposta è semplice: dipende. Dipende essenzialmente da come esporterete il PDF. Nella figura a fianco potete vedere quattro versioni diverse della stessa immagine. Il pannello visibile in basso è quello denominato Anteprima selezioni colore.

Quando lo attivate, avete la possibilità di visualizzare una preview delle lastre di stampa, inchiostro per inchiostro, direttamente in InDesign. Nello screenshot vi sto mostrando una simulazione della lastra del nero.

Come viene realizzata tale preview? Qui, invece, il canale del nero dei quattro files è uguale. Tenete conto che le immagini che ho utilizzato hanno il profilo incorporato: sanno che cosa sono, in pratica, e anche InDesign lo sa. La ricetta per ottenere questo genere di PDF è semplice. Se lo siete, procedete come segue. Non sono ammessi elementi RGB o Lab. Ci sono molte altre e complesse specifiche, che potete leggere se lo desiderate sempre nel blog di Mauro Boscarol, a questo link.

Se, una volta prodotto il PDF andrete a visualizzare la preview delle lastre con la funzione Anteprima output in Adobe Acrobat, vedrete la stessa cosa che avete visto in Anteprima selezioni colore in InDesign. Un altro no-brainer , per quanto mi riguarda, ma più delicato.

Parto da una considerazione non riferita alla stampa. Circa metà dei miei studenti sono professionisti: fotografi o grafici. Questo non cambia le cose: alcune informazioni elementari come questa non sono ancora passate nel bagaglio delle conoscenze standard, se non in rari casi.

Allo stesso modo, se mi chiedeste di fare il nome di un fotografo, professionista o fotoamatore, in grado di convertire con cognizione di causa un file RGB in CMYK , la mia lista sarebbe desolantemente vuota. Detto questo: non ne ho conosciuti. Questo non significa naturalmente che non esistano, ma credo che la loro percentuale sia veramente esigua.

Questo non è un limite dei fotografi, ovviamente: è una semplice conseguenza del fatto che questa materia non dovrebbe essere di loro competenza. Il software Adobe dedicato essenzialmente ai fotografi, e verso il quale moltissimi fotografi professionisti stanno migrando, è Adobe Photoshop Lightroom, noto anche semplicemente come Lightroom. In ogni caso, nelle schede statistiche dei partecipanti ai miei corsi anche i fotografi che dichiarano di avere una consistente mole di output finale CMYK, ovvero destinato alla stampa tipografica, dichiarano contestualmente di non effettuare le conversioni dei files in proprio, se non in pochissimi casi.

Quasi nessuno di loro saprebbe spiegare la differenza tra le caratteristiche tecniche di una stampa su foglio piano o in rotativa, o tra offset e flessografia — e la loro ricaduta sulle impostazioni di separazione da usare in Photoshop. Aveva un piccolo studio e una fotounità di sviluppo delle pellicole che realizzava inviando i dati direttamente dal computer.

Non utilizzava prodotti Adobe, ma Corel, e veniva dal mondo tradizionale della prestampa. Il problema è che gli scanner piani, che si stavano affermando come alternative super-economiche a quelli a tamburo e che avevano permesso in primis la nascita di piccoli studi grafici indipendenti, fornivano scansioni in RGB e gli operatori dovevano giocoforza convertire in CMYK.

Non era il programma che cambiava i colori: semplicemente, certi colori non potevano entrare in CMYK, e lui dava la colpa al programma.

Cosa contiene il pacchetto del test di calibrazione per la mia macchina flessografica?

La mia risposta è: no, se la modifica interviene su colore, luminosità, contrasto e via dicendo. Ovvero, la preparazione e il controllo delle immagini fanno parte di quella che io chiamo prestampa, non della fotografia in quanto tale.

Tolte le eccezioni rarissime dei fotografi che abbiano abbracciato e approfondito questo specifico ambito di lavoro, la conversione va fatta da chi si occupa di finalizzare il prodotto; e se è già stata fatta va controllata ed eventualmente rettificata. Peggio: gli operatori che producono le lastre, talvolta, non sono neppure al corrente del fatto che questo avvenga.

Profilo colore FOGRA 39

Questa oscura operazione a cui sto alludendo ha un nome: repurposing , o rigenerazione del nero. Ci sono ottimi motivi, dal punto di vista della tipografia, per metterla in atto: a volte è necessaria, ad esempio se noi forniamo un file preparato per la stampa su carta patinata e la destinazione effettiva è invece un quotidiano, che ha richieste diversissime sui limiti massimi ammissibili degli inchiostri.

Altre volte, invece, è semplicemente un escamotage per ridurre i costi di stampa. In breve, accade questo: una caratteristica unica di CMYK è la possibilità di formulare certi colori in diverse maniere. Nel secondo caso la quantità si riduce a punti percentuali. In pratica, ottengo lo stesso colore usando meno inchiostro.

Non solo: lo ottengo utilizzando molti meno inchiostri colorati risparmio qualcosa come 27 punti percentuali su CMY in cambio di soli 17 punti percentuali in più di inchiostro nero.

Converrete che questa prospettiva di risparmio, a parità di risultati, possa essere assai allettante per una tipografia. Infatti: quando viene effettuato, nel caso, il repurposing? Quando il vostro PDF viene trasformato in lastre che serviranno per il lavoro di stampa sporco, ve lo ricordo. Ovvero, il repurposing viene semmai effettuato in tipografia, fuori dal vostro controllo. Quindi mi duole informarvi che a priori la garanzia che le componenti delle vostre immagini non verranno modificate è: zero.

Ma la triste realtà è che non tutte le tipografie ottemperano alla richiesta, soprattutto quelle più piccole. Ma non è affatto detto che chi opera con le macchine lo sappia. Traete le vostre conclusioni.

Morale: questi poveri files CMYK che arrivano da fotografi che non sono tenuti a sapere di CMYK , e non hanno nessuna colpa se non ne sanno; e che vengono poi stampati correndo il serio rischio di passare per macchine automatiche che faranno spesso polpette della separazione originale, mi sembrano una ragione più che sufficiente per considerare un no-brainer la seconda osservazione.

Semplicemente è: infondata, non motivata e insostenibile. E se questa presa di posizione, che conosco come una delle più sanguinose possibili nel campo delle arti grafiche, non mi metterà nei guai, credo di poter stare tranquillo. Al punto che chiudo qui la prima parte di questo articolo, riservandomi di discutere il terzo punto, che è anche il più delicato, nella seconda metà che spero di pubblicare a breve.

Di fatto supporti, integrandole, le informazioni e le opinioni che io ho espresso. La mia intenzione, ovviamente, non è di creare la solita sterile polemica in cui grafici, stampatori e fotografi si trovano su lati contrapposti e sparacchiano a caso tutti contro tutti, ma di mettere in luce quali sono le problematiche, annose e sempre identiche a se stesse, che si incontrano.

Grazie mille e a presto! Grazie Tiziano Fruet della giusta osservazione. Questo implicherebbe, necessariamente, una nuova separazione — manuale o automatizzata poco importa.

Alla fine comunque uno dei problemi principali è davvero la comunicazione trasparente attraverso la filiera di produzione.

In certi casi ci si riesce, in altri… semplicemente, no. Io mi ritrovo in questi giorni a realizzare un impaginato con grafica impostata da un altro operatore grafico, immagini RGB fornitemi dal cliente. Devo inserire testi e immagini e adattare il tutto abbondanze ecc. Che ne pensate? Arthur, alla luce di quello che dici mi sembra la cosa più sensata in questo caso.

In pratica, conversione in RIP. Questo ti scarica di una responsabilità, ed è una strada possibile a meno che chi stampa non richieda assolutamente qualcosa che sia già CMYK. Una cosa che potresti fare è questa: partendo dal presupposto che usciate su carta patinata, e che il processo di stampa sia coerente con la caratterizzazione FOGRA39, potresti su ogni immagine fare prima un Avvertimento gamma cioè gamut, in realtà e, se riscontri problemi, una Prova colori in Photoshop, senza convertire.

Il risultato sarà in quei casi comunque migliore rispetto a quello che uscirebbe con il file originale, dal punto di vista del contrasto. Va da sé che non ti conviene fare questa operazione senza avvertire prima il tuo cliente, al fine di evitare problemi poi.

E, come sempre, suggerirei una prova di stampa perlomeno delle parti più critiche. Parlo, per citarne solo un paio, di chi ha seguito il passaggio al centro stampa di Mondadori ed RCS.

Resta inteso, sopra tutto, che la correzione colore va fatta a prescindere e bisogna saperla fare bene. A presto. Grazie mille, Andrea, per il tuo intervento che è ovviamente quello di una voce autorevole e calata nel mondo della produzione. Penso ad esempio ad ambiti in cui la neutralità sia un fattore assolutamente cruciale: i famosi cataloghi di rubinetti, ma anche di argenteria, certe forme di fotografia architettonica, e via dicendo.

Le ben note vaghezze che possono verificarsi in stampa si possono, se non evitare, contenere molto scegliendo dei fattori di GCR opportuni al lavoro che si sta facendo.

Se, per ipotesi, è necessario accoppiare immagini di questo genere con altre che invece necessitano di colori vivaci, o sono molto chiare di per sé, il GCR elevato che salva la vita dei neutri non è più adatto, e la separazione multiprofilo diventa una necessità.

Parliamo ovviamente di casi in cui la cura del dettaglio è cruciale: non mi preoccuperei troppo di seguire questo genere di strada in pubblicazioni destinate a un pubblico limitato e, se mi è consentito, di bocca abbastanza buona.

Grazie ancora del tuo pensiero! I flussi di lavoro non sono mai ne sbagliati ne giusti ma semplicemente efficaci. Innanzitutto faccio ancora i complimenti a Marco per la splendida stesura degli articoli. Di forum e info tecniche ne ho lette a tonnellate sia in italiano che in Inglese ma raramente ho trovato articoli spiegati tecnicamente in maniera ineccepibile e soprattutto chiari.

I problemi quotidiani a mio avviso sono anche altri. Personalmente ho trovato e trovo ancora queste lacune sia nel giovane di 23 anni che nel professionista di Su questi argomenti potrei scrivere un libro elencando tutte le cose strane che ho visto in 25 anni. Purtroppo la grande maggioranza degli utenti per i casi che mi sono capitati, e sono molti non ha ancora capito la differenza tra un file XPress ed uno InDesign.

Una quota considerevole di utenti è nata con XPress 3. Quindi il lavoro si eseguiva, con XPress, come si è sempre fatto, in CMYK senza doversi preoccupare di una serie di concetti nuovi, molti dei quali non banali e non assimilabili per una persona con pochissimo background con un corso di mezza giornata. Ho provato a mettermi nella testa di chi setta una postazione in questa maniera. Purtroppo ne girano. Al massimo faceva una scansione di un paio di centimetri di abbondanza.

Tutto veniva quindi lavorato in scala soprattutto per le maschere di contrasto. Ora con il file digitali siamo passati dai 3 milioni di pixel delle prime Reflex ai 36 milioni di pixel di una Nikon D Quindi un file di x genera un file normalizzato di 73,6 x 49,1 cm a ppi.

Ricordo diversi anni fà, quando il PDF 1. La soluzione fu quella di esportare in PDF 1. Questi, oltre a tutto quello citato da Marco Olivotto, sono alcuni grossi problemi che possono impattare in maniera elevata sui flussi di lavoro. Per chi conosce bene gli argomenti, ormai è tutto abbastanza semplice. Devi abilitare JavaScript nel tuo browser per utlizzare le funzioni di questo sito.

Photoshop: i profili colore – pt. 3

Macchina flessografica calibrata alla perfezione? È semplice da fare grazie al test di calibrazione Flexo Il test calibrazione flexo è un kit contenente:. Per una dettagliata spiegazione delle modalità di utilizzo del Test vedi il video riportato qui sotto.

Questo sito web utilizza cookie. Accetta Maggiori informazioni. Swipe to the left. Flexo news 02 agosto Posted by: Andrea Tronchin. Macchina flessografica : impostala correttamente con il test di calibrazione flexo. Cosa contiene il pacchetto del test di calibrazione per la mia macchina flessografica? Il test calibrazione flexo è un kit contenente: il cliché di dimensioni 32 x 40 cm con cui effettuare il Test, la tavola FOGRA 39 Per una dettagliata spiegazione delle modalità di utilizzo del Test vedi il video riportato qui sotto.

Ordinare il test di calibrazione per la macchina flessografica è facile. Spessore del cliché da realizzare: 1,14; 1,70; 2,54; 2,84; 3,94; 4,32; 4,70; 5,00; 5,50 mm.


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